Perché ogni 3 OSS vi è una Associazione? Una proliferazione senza fine.

Nel panorama italiano degli Operatori Socio Sanitari (OSS), si sta assistendo a un fenomeno particolare: una proliferazione quasi incontrollata di associazioni dedicate a questa figura professionale. Se da una parte questo moltiplicarsi di realtà associative può essere interpretato come segnale di fermento e desiderio di rappresentanza, dall’altra solleva numerosi interrogativi sul reale scopo e sull’efficacia di tante sigle sparse su tutto il territorio nazionale.

Un’associazione OSS al giorno: a chi serve?

Ad oggi, le associazioni OSS registrate sono decine, molte delle quali si dichiarano di rilievo nazionale e rappresentative dell’intera categoria. Tuttavia, questo prolificare di nuove associazioni porta a una domanda inevitabile: come possono definirsi maggiormente rappresentative se, in molti casi, non esiste un dato ufficiale e verificabile sul numero effettivo degli iscritti? È logico pensare che gran parte degli OSS italiani non sia rappresentata da una sola associazione, e forse nemmeno da quelle più note.

Le principali associazioni OSS in Italia:

  • AIMON (Associazione Movimento OSS Italia)
    Presieduta da Antonella Luci, nasce per unire e promuovere il riconoscimento della categoria OSS, puntando a modificare l’accordo Stato-Regioni del 2001, ormai obsoleto.
  • AIPOSS (Associazione Italiana Professionisti Operatori Socio Sanitari)
    Organizzazione no-profit impegnata nel settore.
  • ANOSS (Associazione Nazionale Operatori Sociali e Socio-Sanitari)
    Fondata nel 2006 ad Ancona, organizza meeting nazionali e regionali, pubblica periodici e collabora con Università per corsi di alta formazione.
  • As.I.O.S.S. (Associazione Italiana Operatori Socio Sanitari)
    Si concentra su formazione qualificata, corsi BLS & BLS-D e sostegno sociale, anche tramite raccolte di beni alimentari.
  • ASNOSS (Associazione Nazionale OSS)
    Sciolta recentemente, i suoi rappresentanti ora operano con l’associazione “Io Sono OSS”.
  • ASOSS (Associazione Sanitaria OSS)
    Organizzazione apolitica, senza scopo di lucro, focalizzata su aggregazione, formazione, eventi ECM e preparazione ai concorsi.
  • ASSIOSS (Associazione Italiana Operatori Socio Sanitari)
    Associazione sindacale che tutela i lavoratori del settore, superando barriere politico-sociali e fornendo servizi di tutela e sostegno.
  • CNOSS (Coordinamento Nazionale Operatori Socio Sanitari)
    Nato da ex militanti sindacali, collabora con FIALS per offrire formazione, assistenza legale e servizi ai soci.
  • CREOSS
    Associazione focalizzata sulla valorizzazione della figura OSS come supporto all’infermiere.
  • FIOSS Italia (Federazione Italiana Operatori Socio Sanitari)
    Promuove la tutela, formazione e rappresentanza degli OSS e delle figure affini come ASA, OSA, ADEST, OTA, e si impegna a migliorare la normativa vigente.
  • IO SONO OSS
    Associazione guidata da Luca Gusperti, già fondatore di ASNOSS.
  • MIGEP (Movimento Infermieri Generici e Puericultrici)
    Nata per rappresentare infermieri generici, oggi ha spostato attenzione verso gli OSS, rivendicandone la rappresentatività.
  • OSS 2.0
    Si propone di aggiornare costantemente gli OSS e promuovere il lavoro multidisciplinare, relazioni umane e empatia nel sociale.
  • OSS IN AZIONE
    Promuove visibilità e riconoscimenti per gli OSS tramite iniziative e collaborazioni con altre figure socio-sanitarie.
  • SHC OSS (Sindacato Professionale Human Caring Sanità Nazionale)
    Sindacato nato da fondatori del MIGEP, opera in parallelo con questo e convoca comunicati comuni.
  • UNITOSS (Unione Italiana Operatori Socio Sanitari)
    Grazie a tre giovani fondatori, mira al riconoscimento professionale degli OSS e alla regolamentazione delle loro competenze, offrendo tutela attraverso un portale e copertura assicurativa.

La proliferazione delle associazioni OSS riflette un desiderio di visibilità e tutela da parte di questa categoria fondamentale per il SSN.

Tuttavia, la grande quantità di sigle rischia di disperdere energie e creare confusione sia tra gli operatori che nel confronto con istituzioni e datori di lavoro. Una riflessione collettiva sulla necessità di unire le forze e lavorare in modo organico potrebbe essere l’unica via per consolidare la rappresentanza e migliorare la formazione e le condizioni lavorative degli OSS in Italia.

Autore